Con la definitiva approvazione del c.d. Decreto Salvini, ovvero il Decreto Legge n. 113/2018 sull’immigrazione, cambiano le regole per consentire agli stranieri richiedenti asilo di rimanere sul territorio italiano.

Ecco nello specifico che cosa prevede il testo:

  • In caso di reati addio alla protezione internazionale. La prima sostanziale novità è la previsione di un’automatica revoca della protezione internazionale in presenza di determinati reati contestati al richiedente asilo. Basta la condanna in primo grado per arrivare all’immediata espulsione con conseguente annullamento di ogni eventuale sospensione ottenuta con la richiesta di asilo politico.
  • Cambia il permesso di soggiorno umanitario. Sostanziale modifica anche per la più accreditata delle tre forme di protezione che possono essere riconosciute ai richiedenti asilo, che fino ad oggi dava diritto all’accesso al lavoro, alle prestazioni sociali e all’edilizia popolare per il termine di due anni. Cambia il nome, ma cambia anche la sostanza e questo in quanto con il Decreto succitato vengono ora previsti una serie di permessi speciali della durata di un solo anno e solo per tipizzati motivi:
    • protezione sociale;
    • ragioni di salute;
    • calamità naturale nel paese d’origine.

Nulla cambia per le altre due forme di protezione: asilo politico (concessa al rifugiato, ovvero a colui che dimostri un fondato timore di subire nel proprio paese una persecuzione personale. Ha una durata di 5 anni, è rinnovabile, consente l’accesso allo studio, consente lo svolgimento di un’attività lavorativa (subordinata o autonoma), consente l’accesso al pubblico impiego, consente l’iscrizione al servizio sanitario e dà diritto alle prestazioni assistenziali dell’Inps come ‘assegno sociale’ e ‘pensione agli invalidi civili’, oltre che all’assegno di maternità concesso dai Comuni) e sussidiaria (quando si ritiene che il richiedente rischi di subire un danno grave – condanna a morte, tortura, minaccia alla vita in caso di guerra interna o internazionale – nel caso di rientro nel proprio paese).

Il Decreto prevede inoltre una forte riduzione delle risorse destinate alla gestione dell’immigrazione in Italia, con contestuale aumento dei fondi per i rimpatri.

Proprio in merito ai rimpatri, và segnalato che la nuova legge raddoppia il tempo massimo nel quale gli stranieri possono essere obbligati a rimanere nei Centri di permanenza per il rimpatrio (CPR): ora portato a 180 giorni.

Così come per la protezione internazionale, anche la cittadinanza è ora soggetta a revoca laddove una persona venga ritenuta un possibile pericolo per lo Stato, ovvero condannata in via definitiva per reati legati al terrorismo. La domanda di cittadinanza non è più automaticamente accolta per le persone che hanno sposato un cittadino o una cittadina italiana.

Infine la stretta su Gratuito Patrocinio e Sprar.

Il primo sarà revocato se la domanda del richiedente la protezione umanitaria verrà ritenuta inammissibile.

Quanto ai centri di accoglienza diffusa, gestita dai Comuni, questi potranno ora accogliere solo minori non accompagnati e chi ha già ricevuto la protezione umanitaria. Ciò significa che non ospiteranno più richiedenti asilo che dovranno essere trasferiti nei centri di accoglienza ordinari, dove attenderanno le decisioni sulle loro domande senza svolgere particolari attività o corsi.