La Corte di Cassazione (sentenza 23 ottobre 2018, n. 48322), nell’accogliere la tesi difensiva dell’imputata, secondo cui il reato di percosse non sussiste laddove manchi un contatto fisico fra l’agente e la vittima, ha stabilito che il reato di «percosse», previsto dall’art. 581 cod. pen., pur non dovendosi intendere nel suo stretto significato lessicale, riferito alle azioni del «colpire», del «picchiare» o simili, è comunque associato al diretto esercizio di energia fisica su altra persona ovvero, nelle definizioni più ampie, ad una violenta manomissione dell’altrui persona.

Nel caso specifico, l’imputata era stata ritenuta responsabile dalla Corte di Appello del reato percosse per aver scosso la scala sulla quale il vicino era salito per controllare una cassetta di derivazione dei contatti elettrici sita nel vano del pianerottolo ove si affacciava la sua, con il preciso intento di impedirne il proposito.